L’inaccessibile
C’è una parte del nucleo costitutivo del nostro Io che non è accessibile. Freud la definiva Das Ding, ossia La Cosa. In cosa consiste? Un vuoto. Una mancanza. Una crepa nel nostro scudo identitario, che può diventare talmente ampia a tal punto da inghiottirci. Ma fa parte di noi, e bisogna partire dall’accettazione della sua esistenza.
Siamo come una brocca. Heidegger, in suo saggio del 1950 intitolato proprio Das Ding, utilizza una metafora calzante per cercare di cogliere il vuoto che ci abita. Qual’è la peculiarità di una brocca? Funge da recipiente, ma è tale solo in quanto ha un vuoto da poter riempire. Ciò che effettivamente la brocca contiene non è l’acqua che servirà a colmare il vuoto, ma il vuoto stesso.
C’è una possibilità nel vuoto. Lo si può osservare solo come una mancanza da colmare. E allora ne verremo inghiottiti, in quanto cercheremo sempre di colmarlo, ingurgitando qualsiasi oggetto che possa darci l’illusione che quel vuoto possa sparire da noi. Altrimenti lo si può elevare. Difatti è proprio dal vuoto che si può generare la possibilità di un pieno.
Lacan definisce questo vuoto con il termine Reale. A un certo punto della vita, il soggetto si trova a doversi fronteggiare con quel vuoto ineliminabile che lo abita, che è appunto il Reale traumatico, quella parte del soggetto che non è stato possibile tradurre a parole, non è stata pescata nella rete del simbolico. Ma tutta quella sovrastruttura che ci determina fin dalla nascita non è forse ciò da cui ci dobbiamo liberare?
Il Reale, quel vuoto, è l’unica cosa che può dare vita al desiderio del soggetto. Il soggetto può e deve spezzare la catena significante che conferisce lui un’identità fissa, in quanto è non – Tutto. Il soggetto non è l’Io. ma il suo vuoto originario, che crea la possibilità stessa di diventare quel soggetto.
Nella clinica, il soggetto molte volte porta come sintomo il suo vuoto esistenziale. Non sente più nulla, non ha più stimoli. Il vuoto non è più generativo, ma coincide con l’insensato dolore della vita. Cosa può rappresentare una possibilità per questo soggetto? L’incontro con l’Altro. Il vuoto diventa vita quando di fronte a sé il soggetto trova qualcuno che glielo restituisce sotto una forma differente. Il vuoto, nell’incontro con l’Altro, diventa vita che muove desiderio.
Vi è una gioia che l’Altro può trasmettere al soggetto che si sente mangiato dal vuoto, ed è la gioia di vedere in quel vuoto tutta la vita. Il desiderio che si muove, che ribolle in sottofondo per poter fuoriuscire. Nell’incontro dello sguardo, vi è la meraviglia del vuoto. Nella distanza che separa il soggetto dall’Altro vi è tutto ciò che quel vuoto può generare, ossia il desiderio.
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Fonti:
Martin Heidegger – Das Ding
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Roberto Coglianese
Sub Rosa

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