Quando il silenzio dice più delle parole

In psicoanalisi, ciò che accade tra un atto e l’altro — tra una parola e l’altra — è spesso più eloquente di ciò che viene espresso apertamente. Lacan ci ricorda che il tempo non è un flusso neutro e lineare, ma un tessuto che struttura il desiderio. Esiste un tempo per capire, un tempo per agire e un tempo per concludere. Il tempo sospeso è l’intervallo in cui nulla sembra accadere… eppure l’inconscio è in piena attività. Nelle relazioni sentimentali, una pausa improvvisa — un messaggio non risposto, un invito lasciato in sospeso, un silenzio dopo un litigio — può scatenare reazioni intense: ansia, sospetto, nostalgia, ma anche un desiderio amplificato. Il ritardo, la mancanza di risposta, spezza la continuità e introduce un vuoto che l’immaginario riempie con scene, fantasie, interpretazioni. In terapia, il silenzio prolungato può avere molte letture: può essere un tempo di elaborazione inconscia, ma anche un atto di resistenza, una difesa contro un contenuto troppo vicino alla verità. Come se il soggetto, davanti a una domanda implicita, preferisse fermarsi piuttosto che rischiare di esporsi. Il tempo sospeso non è mai un vuoto passivo: è una sospensione carica, densa di implicazioni. Winnicott parlava dello “spazio transizionale” come di un luogo né pieno né assente, in cui la creatività e il gioco diventano possibili. Allo stesso modo, nella sospensione tra due momenti, può emergere una nuova possibilità di incontro o di separazione. Nella cultura contemporanea, dominata dalla risposta immediata, il tempo sospeso è vissuto come una frattura insopportabile. L’attesa viene percepita come perdita, e la pausa come rifiuto. Ma per lo psicoanalista, questa frattura è preziosa: è proprio lì, nella fenditura temporale, che si rivela il desiderio nella sua nudità. Il non-agire diventa una scena in cui l’Altro ci appare senza la maschera della velocità, e noi stessi ci scopriamo diversi da come ci pensavamo. Il tempo sospeso è, dunque, il luogo dove il legame si rivela. Non sempre è confortevole, ma è lì che accadono le trasformazioni più autentiche: nel vuoto che non è vuoto, nello spazio dove l’inconscio parla sottovoce.

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Fonti:

D. Winnicott- Gioco e realtà;

M. Recalcati- Il complesso di Telemaco.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa.

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