Essere in coppia non significa, automaticamente, non sentirsi soli.
Quante volte ci troviamo accanto a qualcuno eppure avvertiamo un vuoto, una distanza, una mancanza che sembra incolmabile?
La psicoanalisi ci offre una chiave preziosa per leggere questa esperienza. Lacan ci ricorda che nessun legame, per quanto intenso, potrà mai eliminare la mancanza che abita ciascuno di noi. Questa mancanza non è un difetto, non è un limite da cancellare: è la condizione stessa del desiderio. Molte volte cerchiamo nell’altro una soluzione, un rimedio che ci faccia sentire “completi”. Ma è proprio qui che si annida l’illusione: pensare che l’amore significhi fusione totale, che due possano diventare uno. In realtà, se i rapporti durano e crescono, è perché due restano due. Ciascuno porta con sé il proprio vuoto, la propria storia, le proprie ferite. Eppure – ed è questa la bellezza dei legami – l’altro non colma ma accompagna. Non guarisce ma sostiene. Non risolve la solitudine, ma la rende condivisibile La solitudine a due non è un fallimento, ma una forma più matura d’amore: riconoscere che nessuno potrà mai salvarci dal nostro vuoto, e che proprio lì può nascere la possibilità di incontrarsi davvero Amare allora non significa cercare chi ci completa, ma accettare di vivere accanto a qualcuno che non cancella la nostra mancanza e che, proprio per questo, può diventare compagno autentico del nostro desiderio. Forse il segreto non è trovare chi toglie la solitudine, ma chi resta quando la solitudine si fa sentire. Non chi si sostituisce a noi, ma chi ci accompagna nel cammino.
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Fonti:
J. Lacan, Seminario XX – Ancora;
M. Recalcati, Ritratti del desiderio.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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