Quando parliamo di eredità, spesso pensiamo a ciò che si trasmette in termini materiali: beni, case, oggetti. Ma c’è un’eredità ben più profonda, che riguarda ciascun figlio: l’eredità simbolica. Un figlio non eredita soltanto un cognome, ma un posto dentro una storia, dentro un discorso familiare. Quell’eredità invisibile segna il suo modo di vivere, di desiderare, di scegliere. È fatta di parole taciute, di desideri mai detti, di segreti e di sogni che abitano la generazione precedente. Lacan ci ricorda che ogni figlio riceve qualcosa che va oltre il patrimonio: riceve un posto nell’Altro. In altre parole, si trova iscritto in una trama che lo precede. È questo può essere un dono, ma anche un peso. Se un genitore cerca nel figlio la propria realizzazione, lo chiude dentro un mandato soffocante. Se invece lo lascia libero di scrivere la sua storia, allora quell’eredità diventa linfa, apertura, possibilità. Un figlio non è mai solo “di” qualcuno: è un soggetto che porta con sé un nome, ma anche il compito di inventare la propria vita al di là di quel nome. L’eredità più preziosa che un genitore può lasciare non è un oggetto, ma uno spazio di libertà: la possibilità di desiderare.

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Fonti:

J. Lacan, Il Seminario, Libro IV;

M. Recalcati, Il complesso di Telemaco.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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