Quando nasciamo, la prima persona che incontriamo è nostra madre. Teorie psicologiche, soprattutto post freudiane, si sono impegnate al fine di descrivere l’importanza del rapporto primordiale madre – figlio, a tal punto da attribuirgli il peso dello sviluppo del soggetto nascituro.

Non esiste un manuale genitoriale. Il bambino e la madre potrebbero non avere un buon rapporto fra loro. Questo potrebbe comportare la nascita di un narcisismo che, come Green definisce nella sua opera “Narcisismo di vita e Narcisismo di Morte”, risulta essere mortifero per il soggetto.

Il bambino potrebbe non amare la madre. Non sempre riesce ad introiettare un’immagine positiva. Dove va a finire l’amore per la figura materna? Viene rivolto verso il proprio Sè, e talvolta risulta essere un investimento affettivo sterile. Non riconosce l’alterità, la diversità, non esiste relazione che non parta dal proprio Sé.

La relazione viene meno. È il cosiddetto narcisismo di morte. Il narcisista patologico è colui che gode del suo stesso vuoto, e vive una vita di apparenza, dove tutto deve essere negato per affermarne la sua esistenza. E a ciò si lega lo spirito distruttivo del narcisista. Fa proprio il rifiuto della madre, il suo no imperante, e lo riversa sull’altro, uccidendolo.

Ma il pensiero del Narcisista finisce per essere un non pensiero. Un pensiero senza l’altro. Ma con un altro che non deve esistere. Deve essere morto per esistere.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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