Quando pensiamo alla rivincita, immaginiamo spesso una vittoria spettacolare: dimostrare a chi non credeva in noi che avevamo ragione, riscattarci agli occhi del mondo, ribaltare i torti subiti. Ma la vera rivincita non è mai una scena da film, non è urlata né spettacolare: è silenziosa. La psicoanalisi ci insegna che la rivincita autentica non nasce dal bisogno di “punire” chi ci ha fatto male, ma dalla possibilità di trasformare quel dolore in un desiderio nuovo. Rivincita è non restare prigionieri dell’immagine che gli altri hanno cucito su di noi. È smettere di inseguire approvazioni esterne e iniziare a costruire la propria strada. Ogni ferita, ogni umiliazione, ogni “no” ricevuto lascia una traccia. Possiamo subirla come condanna, oppure usarla come spinta. La rivincita vera è quando la mancanza – che non si colma mai – diventa motore di creazione. Non esiste vendetta più grande che fiorire dove gli altri non ti vedevano crescere. Ed è proprio lì che la vita trova forza: non nella perfezione, ma nel coraggio di abitare il limite e trasformarlo.
La rivincita autentica è un atto intimo: non dimostrare agli altri di valere, ma dimostrarlo a se stessi.
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Fonti:
J. Lacan, Il Seminario. Libro VII.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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