Cos’ha una stella in più di noi? Cosa proviamo di fronte a questa forma di vita così luminosa e solitaria, che si staglia nella volta celeste notturna? John Keats ne era affascinato. Nella sua consapevolezza dell’essere effimero della vita, il poeta britannico guardava alla stella come a un obiettivo a cui aspirare, l’esempio perfetto di immutabilità dell’amore.
“No – costante sempre, mai mutevole, vorrei risiedere
Sempre sul guanciale del seno dell’amore
Mio, per sentirlo sempre pulsare cedevole,
Per sempre sveglio in dolce inquietudine,
Per sempre, sempre udire il suo respiro tenue
E così vivere in eterno – o venir meno nella morte.”
Perché l’essere umano, pur di non constatare la limitatezza del proprio amore, pur di evitare il cambiamento dato dal movimento amoroso, osserva il cielo per coglierne l’eternità immutabile? In ognuno di noi, quando si relazione all’Altro, c’è un desiderio: che questo amore possa non finire più, sia eterno. Keats vede l’impossibilità di questa eternità, il cui limite principale è la morte, fisica e non, che porta a pensare come l’unico modo per raggiungere l’eternità sia nel superamento della fine della vita fisica. Da un lato l’essere finiti che ci caratterizza in quanto umani mette paura, in quanto fa subito pensare a quando tutto ciò che abbiamo nella vita reale finirà. Molti decidono di ritirarsi dal rapporto con l’Altro, proprio per il timore di un’evanescenza.
Ma cosa vuol dire amare? Per Lacan è come una scommessa. Amare vuol dire donare ciò che non si ha. Donare l’amore non ha pretesa, anche se questo può non essere ricambiato, e domandare l’amore vuol dire chiedere all’Altro di mostrarci la sua mancanza, il suo desiderio. L’amore è come un ponte che permette ai due amanti di incontrarsi al di là del godimento, al di là del rapporto ridotto a pulsione oggettuale. Ma incontra uno scoglio: la morte. E sé questa fine, questo taglio, non è proprio ciò che eternizza il sentimento di amore? Così come l’intervento dell’Altro sul soggetto lo rende desiderante, in un’idea di limite, di castrazione, anche l’intervento della morte conferisce all’amore il suo essere prezioso, la sua qualità di desiderare al di là del terreno.
E così l’essere una stella di Keats, per quanto possa essere letto in una chiave di limitatezza della vita umana, permette di comprendere come è solo l’uomo che riesce ad amare che si può credere tanto grande da essere una stella, al di là di qualsiasi godimento.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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