Claudio Lolli, cantautore raffinato e mai banale, ci ha lasciato parole che ancora oggi risuonano come fenditure aperte sul nostro tempo. Nelle sue canzoni c’è spesso la consapevolezza che la vita non si dà mai tutta intera, che c’è sempre qualcosa che manca, che sfugge, che resta da attendere.
Questa attesa, Lolli la condivide con Samuel Beckett e il suo Aspettando Godot. L’attesa di qualcuno o qualcosa che non arriva mai, e che pure ci definisce, ci tiene in vita, ci costringe a resistere. Non è solo un’attesa sterile: è il segno che l’essere umano non è mai compiuto, mai totalmente soddisfatto, mai pieno. Lacan direbbe che è il desiderio a strutturarci: ed è proprio perché non si compie mai del tutto che ci mantiene vivi. Chi ascolta Lolli sente questo: la malinconia di un presente che non basta e la tensione verso un oltre che non si realizza. Non è la resa, ma il riconoscimento di un limite umano e, allo stesso tempo, la possibilità di trasformarlo in arte, poesia, lotta.
Godot non arriva, ma nell’attesa impariamo qualcosa su di noi. Non c’è felicità definitiva, non c’è compimento assoluto, ma c’è la possibilità di vivere l’attesa non come vuoto sterile, bensì come spazio in cui creare, amare, immaginare.
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Claudio Lolli – Aspettando Godot;
Samuel Beckett – Aspettando Godot;
Jacques Lacan – Il Seminario. Libro VI.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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