Siamo in una nuova epoca antropologica, che ha dato i natali a una specie chiamata il “Turboconsumatore”, così come la definisce Lipovetsky. Chi è questa nuova figura? Colui che fa del proprio edonismo il verbo sacro, che lo predica nell’ottica del bruciare il desiderio tutto e subito, che pensa di potersi staccare totalmente dall’Altro e fare se stesso origine e modellatore della propria vita.
Alla base dell’opera “La felicità paradosso” di Lipovetsky c’è un pensiero interessante, per quanto ovvio, ossia che viviamo nella civiltà basata sulla prestazione e la velocità. Tutto ciò porta, secondo l’autore gesuita, da una parte a vivere di un’illusione di godimento estremo, dall’altra a rendere più fluida e riadattabile la società, dandole nuova linfa. Recalcati, ne “L’uomo senza inconscio” coglie l’aspetti più deleteri dell’imposizione del discorso del capitalista a livello sociale, determinando come lo strapotere dell’immaginario prestazionale che governa la società contemporanea porta a forme risolutive sempre più veloci, immediate, e a eliminare completamente la voce dell’inconscio, che nel brusio del godere si perde e non ne esce più fuori.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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