Nella vita contemporanea la parola determinazione è stata sequestrata dal linguaggio della performance.
“Credici!”, “Non mollare mai!”, “Stay focused!” — slogan che confondono la volontà con l’ossessione, la costanza con la coazione. Ma la determinazione, nella sua radice più profonda, non nasce dall’ego, bensì dal desiderio. Per Lacan, la volontà dell’Io è un inganno. L’unica forza che realmente muove il soggetto è quella del desiderio, che non è mai del tutto cosciente, mai del tutto padroneggiabile. La vera determinazione non è dire “io voglio”, ma lasciarsi determinare dal proprio desiderio, da ciò che dentro di noi insiste, anche quando cerchiamo di soffocarlo. Determinarsi, allora, non significa imporsi una direzione, ma riconoscere quella che già ci attraversa È accettare che l’essere umano è scisso, diviso, mai pienamente in accordo con se stesso. La determinazione analitica non elimina questa spaccatura: la abita, la assume come condizione di movimento. Solo chi si riconosce mancante può realmente andare avanti. Come scriveva Freud, Wo Es war, soll Ich werden — dove era l’Es, deve venire l’Io —, ma questo “venire” non è conquista, è attraversamento. La determinazione vera non è lineare: è un ritorno, una ripetizione, un inciampo che insiste. È l’inconscio che bussa, che costringe il soggetto a ritrovare la propria via ogni volta che la perde. È il contrario della fissazione narcisistica: è il movimento della mancanza che diventa creazione. Determinarsi significa esporsi, lasciare che qualcosa del nostro desiderio si mostri. Per questo è un atto sempre rischioso. Chi è veramente determinato non è chi non teme di cadere, ma chi accetta di perdere tutto pur di non rinunciare a ciò che lo anima.
Fonti:
Jacques Lacan, Il rovescio della psicoanalisi, Seminario XVII;
Sigmund Freud, Al di là del principio di piacere.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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