“Di questa poesia

Mi resta quel nulla

Di inesauribile segreto”

Ungaretti, nella poesia “Il porto sepolto” volteggia con semplici e risicate lettere, danza su quel nulla che la parola poetica lascia nell’animo del soggetto. Appena nasciamo veniamo colti dal linguaggio, dalla macchina dell’Altro dalla quale, come dice Lacan, siamo parlati. Non nasciamo soggetti, ma a-soggetti, impossibilitati a sgusciare fuori dalla determinazione simbolica del sistema del linguaggio, la Legge della castrazione.

Ma allora essere soggetti è un’illusione? Essere soggetti è ciò a cui dobbiamo anelare, ed è possibile solo seguendo il nostro desiderio, ponendo come significante guida quell’oggetto che fin dalla nascita risulta mancante, e che ricerchiamo in ciò che ci circonda. Quasi un segreto, che è tale in quanto in una parte di noi perduta, ma comunque inscritta nella verità del nostro inconscio. Ci rimane quel nulla colto dalle parole di Ungaretti, il quale, accompagnandoci per mano, ci guida danzando su quel vuoto primordiale, che, con poche lettere, sprazzi di luce portati da una lanterna nel buio, fanno sperare che quel nulla rimasto, in realtà, sia il tutto che ci rende soggetti.

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Giuseppe Ungaretti – Il porto sepolto

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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