“Difficile dire, ma a me pare che tutto quello che facciamo è diretto allo scopo di perseverare; anche sentir fame, anche essere malati.”
Lacan sostiene che uno dei movimenti fondamentali dell’inconscio è la ripetizione. Già teorizzata da Freud come coazione a ripetere, la si può intendere come la tendenza umana di ripetere ciò che è dannoso. E questo ripetere si concretizza in un vero e proprio sintomo. Un sintomo è la voce della verità, e come tutte le verità, non sempre porta al bene immediato dell’individuo.
Nel romanzo colossale di Steinbeck, Furore, nella traversata verso la ricerca della fortuna della famiglia Americana Joad, vi è la concretizzazione romanzata del concetto di ripetizione sintomatica. Tom, protagonista del romanzo, appena scarcerato, cercherà in tutti i modi di redimersi durante il viaggio, ma si troverà a compiere nuovamente un crimine. Un crimine di necessità, dato dallo stremo esistenziale, ma rimane un atto criminale. Che si ripete, come le vite di ogni singolo personaggio, che nel passaggio della vita, non fa che tornare lì, in quel Reale, in quel sintomo che comunica la verità del proprio inconscio.
Allora che rimane fare? Non ortopedizziamo l’anima. La psicoanalisi non deve prostrarsi alla richiesta del mercato del farmaco, pronta a insabbiare qualsiasi sintomo, anche dannoso. Diamo la possibilità a quei sintomi di parlare, di tornare, di inciamparci costantemente, così da poter dar loro un nuovo senso e una nuova voce.
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John Steinbeck – Furore
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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