Di cosa abbiamo bisogno noi esseri umani? C’è chi dice della felicità, c’è chi dice dei soldi. Ma la cosa che più si ripercuote nella vita di tutti i giorni di un individuo è il costante bisogno di un’identità. Identificarsi a qualsiasi cosa è l’elemento cardine dello scibile umano, che permette a quest’ultimo di avere le coordinate simboliche necessarie per relazionarsi all’altro.

Ma cos’è l’identità? L’identità è quella pellicola che si va a inscrivere nell’universo del Simbolico e che si appoggia attorno ai contorni del nostro nome. L’Altro ci da consistenza tramite il suo sguardo, rende il nostro corpo tangibile e intero, da un lato. Dall’altro ci determina tramite un Nome, che non consiste solo in quello proprio, ma nelle insegne che guidano la nostra vita di tutti i giorni.

Allora l’identità è un’apparenza simbolica. Chi ci dice che è così necessaria? Abbiamo così bisogno di essere definiti figli, genitori, colleghi, psicoanalisti, fidanzati, coniugi? Oppure potremmo vivere spogliandoci di tutto ciò? Cochi e Renato cantavano, ne “La canzone intelligente”, che, da prima comici e poi cantastorie, avrebbero voluto scrivere una canzone intelligente per l’appunto, che facesse ballare e cantare chiunque, dallo sciocco, al più altolocato, al blu! Nel loro dissacrare questo bisogno di identificarsi in canzoni autoriali intellettuali, i due comici, insieme all’aiuto di Jannacci, fanno capire una cosa: l’identità è una piccola grande farsa, un costume comico, che ci permette di vivere meglio, ma non permane fissa a darci conforto. Il titolo di canzone intelligente ne è un’esempio: mi aspetto una canzone dai grandi temi, e ascolto l’esempio più ironico di come l’etichetta identitaria serva solo all’allodola per specchiarsi meglio.

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Cochi e Renato – La canzone intelligente

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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