Siamo in un momento, psicologicamente parlando, di ritorno a un’orda primigenea. La cosiddetta società patriarcale ha subito il suo naturale declino, ma la problematica al fondo è l’assenza di una figura simbolica paterna.

C’è chi confonde questa evoluzione sociale con il principio di morte di un Padre Padrone, che spesso viene erroneamente attribuito alle concettualizzazioni Freudiane. Ma come risultato più evidente vi è la dissoluzione dei riferimenti educativi. Difatti si può denotare come in una dimensione come quella scolastica, la simbologia paterna è stata sostituita da una morbosamente materna, che ingloba l’individuo in un ancestrale liquidò amniotico dove non vi sono riferimenti, ma solo volontà di invischiarsi sempre di più, a tal punto da poter nuotare senza capo né coda.

Ma fa parte della nascita dell’uomo. Usciamo dalla pancia, veniamo esposti traumaticamente al mondo esterno. Ciò che sembra ricrearsi nel mondo contemporaneo, nell’estremizzazione più totale, è da un lato un tentativo di dissolvere riferimenti identitari per crearne a iosa senza un criterio se non quello del puro piacere del godimento individualistico, e dall’altro l’affermarsi di ideologie di natura dittatoriale, che si impongono solo come il modello rigido da uccidere.

Dove sta la via di mezzo? Siamo veramente nell’epoca, come afferma lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja, dell’uomo centauro, ossia metà uomo e metà istinto primordiale?

Eliminiamo i processi ritualistici di passaggi, il cosiddetto principio di individuazione dove il soggetto trova il proprio essere soggetto nel portarsi le insegne dell’Altro simbolico come senso del limite.

Allora cosa rimane? Rimane forse la metafisica? È troppo debole. Riformare il sistema scolastico? Forse. Il problema è che mancano coordinate simboliche. Non è tanto importante il padre reale, ma è fondamentale averlo come punto di riferimento per assumersi il proprio nome.

Siamo come protagonisti de “Il signore delle mosche”. Lottiamo contro una bestia che non c’è più. Oramai è morta. E come diceva Nietzsche, Dio è morto. Ma, inconsciamente, come il filosofo tedesco, abbiamo tutti bisogno di uno Zarathustra che ci guidi.

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Luigi Zoja – Il gesto di Ettore

William Golding – Il signore delle mosche

Friedric Nietzsche – Così parlo Zarathustra

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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