L’Epifania, nella sua etimologia più semplice, non è una festa. È un evento. Significa “apparizione”, “manifestazione”. Qualcosa che si mostra. Ma ciò che si mostra, nell’Epifania, non si consegna mai del tutto. Non si lascia afferrare, non si lascia spiegare. Si offre allo sguardo e, nello stesso tempo, lo disarma. I Magi non arrivano perché sanno. Arrivano perché seguono un segno. Una stella che non garantisce nulla, che non promette sicurezza, che non offre mappe dettagliate. La stella indica, ma non protegge. Espone al viaggio. Espone allo smarrimento. Espone alla possibilità di sbagliare strada. In questo senso, l’Epifania non è il trionfo della conoscenza, ma il suo limite. Dal punto di vista psicologico e psicoanalitico, ogni vera epifania funziona allo stesso modo. Non è il momento in cui “capisco tutto”, ma quello in cui qualcosa cade. Cade un’illusione, una narrazione rassicurante, un’identità troppo compatta. Ciò che appare non è una risposta, ma una fenditura. Un punto in cui il soggetto si accorge che ciò che credeva di sapere non regge più. Per questo l’Epifania è anche una festa inquieta. Mostra senza spiegare. Rivela senza pacificare. È il contrario dell’ideologia contemporanea della trasparenza, che pretende che tutto sia visibile, comunicabile, condivisibile. Qui ciò che appare resta eccedente. Non può essere posseduto, solo attraversato. Nella clinica lo sappiamo bene: i momenti decisivi non sono quelli delle grandi dichiarazioni, ma quelli in cui qualcosa si manifesta senza parole. Un lapsus, un sogno, un silenzio improvviso. Una frase detta “per caso”. È lì che qualcosa si mostra. Ed è sempre troppo, o troppo poco, per essere subito integrato. L’Epifania non chiude il tempo delle feste: lo spezza. Segna un passaggio. Dopo l’apparizione, nulla può tornare esattamente come prima. I Magi tornano “per un’altra strada”. Non perché abbiano ricevuto un insegnamento morale, ma perché lo sguardo è cambiato. E quando cambia lo sguardo, la strada non può restare la stessa. Forse è questo il senso più profondo dell’Epifania oggi: accettare che non tutto ciò che conta può essere spiegato, condiviso, ottimizzato. Accettare che alcune verità si mostrano solo a chi è disposto a non farne subito un possesso. A chi sa restare, anche solo per un momento, davanti a ciò che appare senza pretendere di dominarlo.
L’Epifania non è la fine del mistero.
È il momento in cui il mistero smette di essere lontano
e diventa intimo.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

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