Quando parliamo di sogno, nonostante gli enormi passi avanti sia della psicologia che delle neuroscienze, affrontiamo un argomento sempre misterioso, oscuro, e per il quale ci poniamo una domanda fondamentale: possiamo avere controllo della dimensione onirica?

Partiamo dal presupposto che l’Io non è padrone a casa propria. La famosa citazione freudiana, presa e storpiata negli anni successivi, fu ripresa da Lacan per arrivare a determinare come vi sia una dimensione di cui non abbiamo, giustamente, controllo, che è quella inconscia. E il sogno ne è il principale rappresentante.

Quindi l’Io ha poco controllo. Se poi andiamo a prendere in considerazione il fatto che nell’inconscio vi possono essere rappresentazioni di natura collettiva, come gli archetipi, ci rendiamo conto di essere un puntino. Ma quindi siamo passivi di fronte a ciò?

Non totalmente. O meglio, incide la nostra volontà soggettuale, come la chiamerebbe Adler, solo che abbiamo paura a nominarla. L’inconscio trova il modo per farlo. È come se ci chiamasse al telefono un qualcuno di cui non riconosciamo la voce, raccontandoci qualcosa di assurdo, ma che ci colpisce. Ed è il nostro modo di curarci, tramite una rappresentazione che non è identificabile a prima vista, ma lascia un segno in noi.

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