Louis Ferdinand Celine è sempre stato un autore bistrattato, censurato in quanto considerato eccessivamente volgare e sboccato, oltre che per le sue scelte di vita molto criticate. Forse più per ipocrisia e paura che altro, per anni lo scrittore francese è sempre stato posto ai confini della letteratura come un mostro da evitare se ci si vuole mantenere puliti.

Ma cos’è che tratta in una delle sue opere più censurate, e riprese dal poeta e scrittore Giorgio Caproni, ossia Morte a Credito? Parla di sé stesso, in un fluire quasi estatico, ma sempre volto alla parte più disgustosa. C’è un qualcosa che però colpisce fin da subito, al di là della narrativa quasi allucinata che mette in scena Celine, ed è il titolo.

Cosa significa Morte a Credito? I lavori a credito sono lavori che appunto si basano sulla logica del credito, quindi un costante differimento dell’effettiva meta. E quando a differire è la morte, la vita stessa? Baudrillard tratta del concetto di differimento di morte come un fenomeno contemporaneo. Quel fenomeno che consiste in un rimandare, con il vivere in maniera quasi spettacolarizzata (e non coincide sempre con qualcosa di positivo) e che caratterizza la nostra epoca di simulacri.

Dove si parla di morte? Ci riempiamo di parole, oggetti, che in qualche modo ci danno l’illusione di una vita eterna. Ma questa eternità è svuotata di senso, perché, come afferma Heidegger, l’essere deve essere per la morte al fine di significare la propria vita.

Siamo partecipi di un fenomeno vero e proprio di esclusione della morte dalle nostre vite, e quando essa irrompe con tutte le sue forze, ci sconvolge totalmente. E una morte che viene esclusa in maniera simbolica, ritorna in forma di puro godimento e spettacolo, come quell’elemento del Reale lacaniano che funge da inciampo nella vita di tutti i giorni, ma ci fa fronteggiare con qualcosa che ci riguarda da molto vicino.

E allora Celine ci ricama. La vita che descrive è estatica, disgustosa, repulsiva, gioiosa ma senza fine, e tutto questo per rimandare il prezzo da pagare, che è la fine della vita. Più che un diario, è una vera e propria testimonianza di come, pur di evitare di fronteggiarci con la fine, ingurgitiamo oggetti che ci danno l’idea che questa fine non abbia senso. Siamo noi il nostro stesso momento di eternità. Ma vi è sempre qualcosa che ci sconvolge e ci dà il senso del limite.

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Louis Ferdinand Celine – Morte a Credito

Martin Heidegger – Essere e tempo

Jean Baudrillard – Lo scambio simbolico e la morte

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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