C’è una tentazione costante, anche nel discorso analitico: trasformare la perversione in una caricatura morale. Devianza, eccesso, scandalo. Ma quando Lacan dice che il perverso è “un oggetto malandato, un oggetto di disprezzo”, non sta giudicando. Sta situando una posizione. Il perverso non è colui che gode troppo. È colui che si installa nel punto in cui il godimento si separa dal corpo. La perversione, scrive Lacan, è un’operazione mentale. Non è l’esplosione dell’istinto. È un calcolo. Un esperimento. Un dispositivo. Il perverso individua il momento in cui il soggetto si strappa dal proprio corpo e lì interviene. Non per perdersi nel godimento, ma per interrogarlo.
Ed è qui che la questione diventa radicale.
Il perverso non coincide con il godimento. Non si dissolve in esso. Rimane soggetto. Rimane colui che pone una domanda. E la domanda non riguarda il proprio piacere, ma il godimento dell’Altro. Il punto decisivo è questo: il perverso occupa il luogo dell’oggetto a. Si mette nella posizione di ciò che manca all’Altro, di ciò che lo causa, di ciò che lo fa godere. Non è un soggetto travolto dal desiderio; è un soggetto che organizza una scena per far emergere qualcosa del godimento dell’Altro. Per questo Lacan sottolinea che non tutto il godimento è alienato. Non tutto è catturato nel circuito simbolico. Resta un resto. Una zona che ha “scampato” l’alienazione. Il perverso lavora esattamente lì. Non per curare quel resto. Non per integrarlo. Ma per metterlo in funzione. È qui che molti analisti, dice Lacan con una punta di ironia, non capiscono nulla. Pensano che il perverso non possa essere insieme soggetto e godimento. O l’uno o l’altro. Ma la perversione è proprio l’articolazione di questa tensione: il soggetto che, come soggetto, mette in luce il godimento dell’Altro.
Non è l’assenza di legge. È un modo di trattare la legge.
Non è il caos. È una costruzione.
Non è il godimento senza soggetto. È il soggetto che si offre come resto per far emergere il godimento dell’Altro. E forse la vera inquietudine non è che il perverso goda, ma che sappia esattamente dove collocarsi perché qualcosa del godimento venga alla luce. La perversione non è l’eccesso. È una posizione logica. E come ogni posizione logica, riguarda anche chi crede di esserne immune.
—-
Fonti:
J. Lacan – Seminario XIV
—-
Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese
Sub Rosa

Rispondi