Giobbe è una delle figure più emblematiche dell’esegesi biblica. Nello specifico, Giobbe è colui che fu messo alla prova da Dio tramite l’ausilio di Satana. O meglio, fu messa alla prova la sua fede. Questa prova gli costò tutto: la casa, la famiglia, i beni e così via. La figura di Giobbe è stata ripresa spesso in psicoanalisi, ad esempio anche da Jung. Ma è, secondo me, fondamentale concentrarsi su cosa ci comunica la sua vicenda. Perché Dio, quasi in un teatrino sadico, fa di tutto per mettere alla prova la fede di un suo discepolo?
Secondo Lacan noi nasciamo parlati. C’è un Altro simbolico che ci nomina, ancora prima di nascere. Potremmo dire che sia già nati nel desiderio dei nostri genitori. E una volta al mondo, ci dobbiamo confrontare con la Legge, incarnata in primo luogo dalla figura paterna (padre inteso in senso simbolico). Un limite, che, per quanto ci possa apparire severo, è importante al fine di poter diventare soggetti di desiderio, e non solo di mero godimento.
Ma questo desiderio si basa su un’assenza primordiale. Difatti, da bambini siamo soggetti che vorrebbero godere illimitatamente, dalla madre, agli oggetti che abbiamo tra le mani. Questo, però, non è possibile. Interviene un padre, che ci permette di introiettare una Legge, rinunciando però a una quota di godimento, che diventerà ciò che noi ricerchiamo per la vita.
Detta così sembra che questo Altro simbolico, questa Legge, siano onnipotenti, un po’ come il Dio di Giobbe. Ma c’è qualcosa di affascinante. In realtà, vista da una prospettiva diversa, Giobbe è colui che testimonia come anche l’Altro simbolico, nello specifico Dio, sia impotente. Dio fa di tutto per fare crollare Giobbe, ma l’uomo rimane stoico. E, con tutto quello che avrebbe potuto fare nei confronti di Dio, l’unica cosa che Giobbe gli chiede è riguardante il perché di questa sofferenza.
Dio è in difficoltà, però. Si arrampica, risponde mettendo davanti l’idea di provare la sua fede. Ma non regge. Forse voleva dimostrare che Giobbe, in quanto uomo, è un essere finito? È arrivato a dimostrare, invece, che neanche Dio stesso comprende tutto. È mancante, è impotente. E per il soggetto umano, incontrare una Legge che manca come lui stesso può essere sinonimo di una crisi profonda. O forse un messaggio di umanità.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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