Mark Fisher, filosofo inglese appartenente a suo tempo al movimento dell’accelerazionismo con l’oscuro Nick Land, si è da sempre interessato al concetto di desiderio così come si evolve nella società capitalistica. Nello specifico, Fisher sostiene, a differenza di altri, che nella logica capitalistica il desiderio non si reprime mai. Non fa parte del gioco delle parti. È fondamentale, per il capitalista stesso, che ci sia una continua produzione di desiderio.

Allora, se seguiamo il concetto di desiderio di Lacan, la società capitalistica è la dimensione perfetta per la nascita di soggetti, dato che questi ultimi sono tali quando hanno una mancanza, alimentata dal desiderio. In realtà Fisher rovescia la logica capitalista, arrivando a definire che si, è una società quella contemporanea che promuove il desiderio, ma lo modella come vuole lei. “Desidera questo” è uno degli slogan principali che caratterizzano il fare capitalistico. Basti guardare le suggestioni pubblicitarie, gli slogan da cartellone, che urlano una sola cosa: puoi desiderare, è lecito! Ti consiglio, però, di desiderare proprio questa cosa.

Secondo questa analisi portata dal filosofo inglese, tanti sintomi, quali ansia e depressione ad esempio, non sono tanto esistenziali, o propri dell’individuo, ma alimentati da un ragionamento sistemico. Se il desiderio deve essere alimentato, non crea soggetti, ma automi non in grado di scegliere il proprio essere soggetti. E si può essere soggetti se qualcuno te lo impone? Se qualcuno ti dà indicazioni su come desiderare, vuol dire che ti desideri?

Se nella teoria Lacaniana la mancanza è propria del soggetto, e quest’ultimo deve farci i conti, nella sua evoluzione (forse piu pessimistica) il soggetto non può farci nulla di che, dal momento che il desiderio gli viene imposto. Questo è indubbio alimento il senso di impotenza dell’individuo, il quale, di fronte alla richiesta di efficienza e produttività (mascherata dietro il perfetto slogan di “desidera! Ma ti consiglio questo”) si sente frammentato e non adatto. E allora tornano i fantasmi del passato, i cosiddetti Ghost of life. Allora forse quella volontà di potenza di cui parlava Nietzsche, quel desiderio che prima di tutto nasce nel nostro incontro con l’Altro, e non ci viene imposto, che si traduce in arte, musica, e non solo, non rappresenta la possibilità di rottura? Non possiamo dire “io desidero, ma non quello che vuoi tu?”

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Mark Fisher – Il desiderio senza nome

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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