Matt Murdock, alias Daredevil, è un avvocato, lotta per la giustizia. E ciò è quello che conoscono la maggior parte delle persone di lui. Non lotta solo per la giustizia cosiddetta legale, ma per un’altra forma: quella morale. In un’incidente rimase cieco, e da quell’evento acquisì poteri compensativi di questa cecità. Paradossalmente, la mancanza di vista gli ha permesso di sviluppare capacità oltre lo sguardo.

Lacan quando parla di sguardo, non intende tanto quello biologico che ci permette di orientarci. Ne intende due diverse tipologie: quello che ci dà una forma, quando ad esempio siamo guardati dall’Altro nel momento dell’infanzia, e quello che tanti giovani percepiscono come l’invadenza. Murdock non vede la realtà, ma la percepisce solo: è come se fosse costantemente in contatto con quello spazio di Reale che proprio la nostra vista ci nasconde. Ma questo rappresenta un qualcosa in più o una parte critica?

Se da un lato questa super percezione pare possa aprirgli la possibilità di sentire cose che gli altri non sentono, dall’altro amplifica la sua angoscia, la sua esposizione, e ricorda ancora una volta un concetto fondamentale in Lacan: siamo sempre mancanti di qualcosa. Nel caso di Daredevil, la mancanza di sguardo rende ancora più evidente la mancanza generale. Potremmo quasi dire che Daredevil è l’esempio supereroistico per antonomasia di ciò che non è completo.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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