Quante volte vi è capitato di fermarvi nell’incedere del quotidiano e pensare “mi sento che manca qualcosa”? Dal gesto più banale, fino ad arrivare al pensiero esistenziale, viviamo e vaghiamo nel mondo trovandoci una nostra personale identità, un’illusione necessaria, che evidenzia però, in un effetto di ritorno, che nasciamo come esseri mancanti. Il nostro desiderio muove da questa mancanza, e, come spesso rimarca Lacan, il movimento stesso desiderante è ciò che caratterizza il desiderio stesso, dal momento che il fine del movimento non ci appartiene mai veramente.

Ma se provassimo a vedere il desiderio da una prospettiva differente? Vi è un’opera, intitolata L’inconscio macchinico, dove Felix Guattari, psicoanalista francese, riprende alcune delle idee sviluppate insieme a Deleuze nelle opere seminali post ‘68, ossia Anti Edipo e Mille piani, e nello specifico il concetto di, appunto, inconscio macchinico. Guattari parte da una domanda: e se il desiderio non nascesse per forza da qualcosa che manca?

Si deve partire da una vera e propria riformulazione dell’inconscio. Se per la tradizione psicoanalitica, Lacan compreso, l’inconscio è strutturato come un vero e proprio linguaggio, che si esprime nei suoi inciampi, per Deleuze e Guattari invece l’inconscio è un campo di produzione, rappresenta la piena positività del desiderio. Vedendolo da questo punto di vista, il desiderio quindi è una forza produttiva, che non si muove per mancanza originaria, ma è innato nel soggetto umano come un movimento che lo trascende costantemente.

Ma alla fine dei conti, entrambi i concetti non si toccano un po’? In entrambi i casi si produce un movimento, il motivo al fondo rimane diverso. Ciò che lo caratterizza però entrambi è proprio il fatto che, volente o nolente, il desiderio porta il soggetto a non rimanere fermo e inerte di fronte alla vita che passa, ma si muove, seppure a piccoli passi. Il soggetto può perdere contatto con il proprio desiderio, e in quel caso si può arrivare a stati di sofferenza. Ma non è forse anche un po’ sofferente il movimento del desiderio stesso (sia esso dettato da una mancanza o da una produzione innata). E voi, in quale desiderio vi riconoscete?

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Felix Guattari – L’inconscio macchinico

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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