Lacan, in uno dei suoi scritti intitolato “La psicoanalisi. Ragione di uno scacco”, arriva a definire che “Essere senza speranza vuol anche dire essere senza timore”.
Quando un individuo si trova di fronte alle difficoltà che lo riguardano, e apportano un freno alla sua quotidianità, si sente impotente. Il sentimento dell’impotenza è ciò che ognuno di noi ha provato di fronte a quello che viene percepito come più grande, inaffrontabile. La maggior parte delle persone, anche in ragione della propria vita, sceglie l’impotenza, decidendo di farsi avvolgere dal gorgo inaggirabile del proprio fantasma, che regola la vita del soggetto impotente e il suo sintomo.
Ma se fosse possibile fare un’altra scelta? Se si potesse decidere per l’impossibile? Lacan specifica, fin dal principio della sua elaborazione teorica, che vi è un nodo immodificabile, che è quello tra linguaggio e pulsione. La pulsione è marcata dal linguaggio, e questa marcatura segna un’insoddisfazione, che muove il soggetto a desiderare di comportarsi.
Detto in questi termini pare che non vi sia potere a riguardo da parte del soggetto. Che quest’ultimo non ci possa fare niente. E invece vi è una scelta, che è quella dell’impossibile. Accettare che vi sia questo nodo immodificabile non vuol dire non decidere in che modo questo possa essere presente nella propria vita. Scegliere l’impossibile, come specifica Alex Pagliardini nel suo saggio “Lacan al presente” vuol dire fare di questa immodificabilità la causa della propria vita, del proprio amare e muoversi. Scegliere eticamente di declinare a proprio modo ciò che ci determina, ed esserci fedeli.
Ciò non aiuta a eliminare il sintomo. Molte branche della psicologia contemporanea si pongono l’obiettivo comprensibile di giungere alla cura del sintomo. Per Lacan il sintomo non si può eliminare. Fa parte di quel nodo immodificabile. Ma ciò che un’analisi può fare è modificare il sintomo, farlo proprio per il soggetto analizzante, affinché diventi il marchio più proprio della sua vita.
Effettivamente siamo di fronte a una sorta di pessimismo. Ma come, non posso risolvere il mio sintomo? Ma è proprio quello che mi fa stare male! È il modo in cui può far star male un sintomo che cambia. Un sintomo è nient’altro che il ritorno del reale traumatico, che molte volte è rifiutato dal soggetto stesso. Cosa può allora un’analista? Permettere al soggetto di rapportarsi diversamente a questo trauma. Lasciarsi prendere da questo Reale e perdere completamente i modi in cui l’ha rifiutato fino a quel momento.
Cosi il sintomo non sarà più ciò che ritorna nella vita del soggetto che lo rifiuta, ma il modo singolare in cui si realizza il Reale nella sua vita, partendo da una sua scelta.
Bisogna liberare la stanza d’analisi dal senso. Il senso oramai dá nausea. Il soggetto deve restituirsi in quanto tale per poter scegliere di cambiare il proprio trauma, e di conseguenza il proprio sintomo. Senza cercare un senso.
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Fonti:
Jacques Lacan – Altri scritti
Alex Pagliardini – Lacan al presente
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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