Nel 2006, il maestro di cinema David Lynch fa uscire la sua ultima pellicola da grande schermo, ossia Inland Empire, summa di tutta la poetica del regista. La sua uscita non sconvolse solo la critica mondiale, ma anche il pubblico, il quale accolse l’insieme di quelle immagini apparentemente confuse e senza senso come un’accozzaglia di frammenti disuniti, che non portano nient’altro che al caos.

Ciò che genera questa pellicola agli occhi dello spettatore è confusione, spaesamento. Lynch, come afferma Zizek, gioca con gli “spazi intermedi”, ricreando, tramite una dimensione frammentata, un’esperienza di violenza primordiale, che accoglie lo spettatore nel reale del trauma, ció che radicalmente rifiuta in quanto troppo persino da osservare con distanza.

Ma da cosa è composto questo Reale della pellicola? Un insieme di tanti piccoli pezzi di un puzzle, il quale apparentemente non ha una logica nel racconto, ma trova un suo senso nel susseguirsi delle immagini sensoriali che colpiscono il corpo dello spettatore.

Lynch, probabilmente in maniera casuale, si fa lettore di Bion. Cosa diceva lo psicoanalista inglese? Esiste un livello primitivo di rapportarsi al mondo esterno che ci circonda, ed è composto da una serie di emozioni e sensazioni non ancora gestibili, i cosiddetti elementi beta. Una sorta di materiale emotivo grezzo, che, al pari dei frammenti di cibo appena masticati, ha necessità di essere digerito. Per esser digerito, però, bisogna avere gli strumenti per farlo, e nello specifico la funzione alfa.

La funzione alfa è l’apparato per pensare i pensieri. Lo ereditiamo dalla madre, o averlo carente sulla base della nostra esperienza di vita. Ciò che comporta la presenza o meno di questa funzione è la capacità da parte del soggetto di riuscire a digerire le sue emozioni primordiali ingestibili. Queste, però, ritornano. Ne sono un esempio le sindromi ipocondriache, ossia un tentativo goffo per il soggetto di tenere a bada l’accumulo di elementi beta, che, come la lava di un vulcano dormiente, non aspettano altro che poter fuoriuscire e bruciare tutto.

Allora Lynch ci dà uno schiaffo in faccia: questi sono i vostri elementi beta, e non li avete ancora digeriti. Vi trovate spaesati e volete evitarli perché non vi trovate una logica, vi spaventano. La vostra funzione alfa è insufficiente. Allora che cosa può il soggetto di fronte a tutto ciò? Talvolta i meccanismi difensivi sono utili per mantenere un equilibrio. E poi? Poi arriva un momento in cui, ciclicamente, l’elemento beta torna fuori. Come un pungolo nella carne, come un insetto sotto pelle. Molte volte non si è in grado di contenerle, perché nessuno ci ha dato un contenitore emotivo.

E allora bisogna cercarlo. Non tanto nell’interpretare quello che per noi risulta ingestibile, ma nel darci un senso nella superficie, in ciò che ci giunge come materiale grezzo, e che ci lacera la pelle. Non è inaccettabile che ci siano queste emozioni. Ma come di fronte alla pellicola di Lynch, è importante guardarle con i propri occhi e condurle a una significazione. Inland Empire è come lo psicoanalista che non parla, ma è veicolo degli elementi beta dell’analizzando. Il tutto sta nel digerirli.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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