Le mani sono il primo strumento del maestro. Mani che scrivono, che tracciano appunti, che sfogliano libri, che si muovono nello spazio mentre spiegano. Sono mani che non “posseggono” il sapere, ma che lo trasmettono, lo offrono, lo consegnano all’altro.

Massimo Recalcati, condividendo l’immagine delle sue mani, ci ha ricordato che il sapere non è un oggetto chiuso in un cassetto, ma un gesto vivo, un contatto. È nelle mani che si riflette l’essenza di un maestro: non l’autorità che impone, non l’influencer che cerca consenso, ma chi si lascia attraversare dall’atto stesso di insegnare. Al Festival della Filosofia, Recalcati ha ribadito con forza questa differenza: un maestro non è un influencer. L’influencer raduna masse per il gusto di essere ascoltato. Il maestro parla perché spinto da ciò che lo appassiona, e proprio per questo genera ascolto. Non si tratta di trasmettere informazioni, ma di lasciarsi ispirare ed ispirare a propria volta. Come le mani che impastano il pane, che modellano la creta o che accarezzano un volto, così le mani del maestro consegnano la possibilità di crescere, di diventare altro. Non danno certezze finite, ma aprono cammini. L’onda evocata da Recalcati descrive bene questo movimento: il maestro non trattiene, ma spinge. Non trattiene l’allievo sotto la sua ombra, ma lo accompagna fino a lasciarlo andare. E come le mani, anche l’insegnamento vero deve saper tramontare: si compie quando l’altro prende la sua strada. In un’epoca che illude con l’autosufficienza del “formarsi da soli”, con la scorciatoia digitale che confonde informazione e sapere, le mani di un maestro ci ricordano la necessità del contatto umano, dell’erotica dell’insegnamento, della trasmissione viva. Ma attenzione, ammonisce Recalcati: non tutte le mani insegnano, alcune possono ferire. Ci sono maestri che aprono al sapere e maestri che lo chiudono, che soffocano, che – come diceva Steiner – diventano “assassini di anime”. La responsabilità di un maestro si misura qui: nel non spegnere mai il desiderio di conoscere.

Le mani di Recalcati, allora, non sono soltanto un dettaglio fotografico, ma il simbolo di una promessa: quella di un insegnamento che tocca, che lascia tracce, che spinge a camminare da soli.

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Fonti:

Massimo Recalcati, L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento;

Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte. Saggio su lutto e nostalgia;

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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