Lacan specifica e approfondisce una scoperta fatta da Freud, la più importante nella teorizzazione del padre della psicoanalisi, ossia il sintomo è la modalità con cui ciascuno gode del proprio inconscio. Ognuno di noi ha un sintomo, più o meno evidente, e attorno a questo sintomo costruiamo un fantasma, che è il modo in cui il soggetto si assicura di continuare a godere di ciò che manca, e che viene sottolineato dal sintomo stesso.

C’è un elemento paradossale in ciò. Difatti quando si parla di godere, nel lessico comune si pensa che vi sia un soggetto che sceglie di godere di un qualcosa. Nell’ottica dell’inconscio, invece, il soggetto diventa un oggetto, che viene goduto, e viene fuori per testimoniare il fatto che l’Io non è padrone a casa propria. Vi è un inconscio che ci parla continuamente, e dal quale siamo parlati.

Quando, in qualsiasi modo, un sintomo viene fuori, consiste nel segnale che qualcosa di quel godimento ci pervade, ci mangia da dentro. Non solo. Ci parla. Ci dice che di quel godimento bisogna fare qualcosa. Dobbiamo farlo nostro. Perché un sintomo è si cifra di quel godimento che non abbiamo mai ascoltato. Ma è il grido silenzioso di Munch nella notte, che ci chiama per dargli voce.

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Jacques Lacan – Seminario XXII

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

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