Chi è il soggetto perverso? Lacan, nel saggio Kant con Sade, analizza come la figura del perverso per eccellenza, ossia Sade, sia colui che vuole annullare la Legge dell’Altro e farne subentrare una propria. Ne “Le 120 giornate di Sodoma”, difatti Sade si diletta nel raccontare di come abbia fatto il suo imperativo categorico morale, il Sollen Sein Kantiano, il: Godi!.
Sade, come ogni perverso, era convinto che avrebbe raggiunto la libertà. Che questi godere illimitato gli avrebbe dato la possibilità di godere di qualsiasi cosa senza alcuna tipologia di limite, uccidendo la Legge dell’Altro, e arrivando a imporsi come categorico soggettivo al proprio destino. Ma quel Godi, sostituito al Devi Kantiano, non porta a nient’altro che a un circolo mortifero di impossibile soddisfazione. Perché?
Godere illimitatamente eliminando il limite di questo godimento pare, agli occhi anche dei vari movimenti di liberazione sessuale contemporaneo (che liberazione?) come il gesto più sovversivo verso la cornice simbolica che li determina. Deleuze e Guattari stessi cavalcarono quest’onda, pensando a un fluire libero del desiderio rispetto a qualsiasi sua limitazione. Ma cercare di godere di qualsiasi cosa porta a un’insoddisfazione. E il desiderio di cui parlano i due autori francesi non è tale se si parla di libero fluire. Il libero fluire non è possibile, come non è possibile eliminare la legge che ci determina. È un’illusione moderna.
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Jacques Lacan – Kant con Sade
Sade – Le 120 giornate di Sodoma
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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