Con la pubblicazione degli esiti finali, si chiude per noi un primo anno di formazione che è stato intenso, esigente e profondamente trasformativo.
Abbiamo deciso di condividere questi risultati sul nostro blog non per celebrare un numero, ma perché questo passaggio dice qualcosa del nostro percorso, del lavoro svolto e della bellezza di averlo attraversato insieme.
Due percorsi, una stessa passione
Abbiamo affrontato le stesse lezioni, gli stessi testi e talvolta gli stessi dubbi.
Eppure ciascuno di noi ha dato alla formazione una forma propria, coerente con la propria storia e con il proprio desiderio di diventare clinico. Questa differenza non ci ha mai separati; al contrario, ha reso il percorso più ricco, più dialogico, più vivo.
I risultati: una fotografia, non un’identità
Gli esiti finali riflettono questa differenza di stile.
• Io ho ottenuto il massimo dei voti alla tesina scritta, valutata con 30/30, con commenti che riconoscono rigore, profondità e una sorprendente maturità teorica.
L’orale, invece, ha restituito la necessità di imparare la misura dell’esposizione, con un 26/30 che non diminuisce il valore del lavoro, ma indica una direzione di crescita.
Media finale: 28/30.
• Matteo ha ricevuto valutazioni scritte più variegate (25 e 26), ma ha dato il meglio di sé nell’esame orale, dove ha ottenuto un eccellente 30/30, mostrando chiarezza, presenza e una forte capacità di articolare il pensiero vivo.
Media finale: 29/30.
Due strade diverse che portano entrambe a un risultato importante:
la conferma che stiamo camminando seriamente dentro questo sapere.
Oltre ai voti, ci portiamo a casa tre cose:
1. La gratitudine verso i docenti, che hanno letto con cura i nostri lavori, restituendoci osservazioni preziose.
2. La consapevolezza che la psicoanalisi non si misura in cifre, ma nel modo in cui ciascuno riesce a farla propria.
3. La bellezza di aver condiviso ogni passo, sostenendoci a vicenda, senza competizione, ma con stima reciproca.
Un primo anno che ci ha insegnato soprattutto una cosa:
che crescere insieme è meglio che crescere da soli.
E mentre ci prepariamo ad affrontare il secondo anno, portiamo con noi la gioia di quanto abbiamo fatto, ma anche l’umiltà di chi sa che il lavoro vero (quello che tocca il reale del soggetto ) è appena cominciato.
Avanti così.
Insieme.
Matteo & Giocondo
Sub Rosa

Rispondi