Nell’opera poetica-saggistica “La ricerca della felicità”, che niente ha che spartire con il mediocre film omonimo, lo scrittore francese Michel Houellebecq sembra leccare le crepe delle sue sofferenze. Non per cercare di curarsele, o forse in un certo qual modo si. Ma più che altro per cercare di spingere fuori tutto il sangue, il pus, che naturalmente fuoriescono.
Cosa ci dice in quest’opera così cinica e pessimistica? Oltre la patina schopenauriana, Houllebecq parla di un male necessario, che riguarda inevitabilmente l’essere umano: la sofferenza.
“Ogni sofferenza è un universo.”
Quindi la sofferenza è giusta? Non si parla tanto di giusto o sbagliato, ma di cosa sia necessario. Quando ci troviamo all’interno della sofferenza, l’unica scelta che optiamo di intraprendere è quella di scappare. Invece, come lo scrittore francese riporta spesso, la sofferenza è fondamentale all’essere umano. Non si può sopravvivere senza avere sofferto. E l’essere umano è votato a farlo, in quanto nasce nella sofferenza di essere gettato in un mondo che lo rende libero.
Allora soffriamo. Con la consapevolezza che quel male lì, quel dente che pungola, ci renderà diversi, ci renderà soggetti.
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Michel Houellebecq – La ricerca della felicità
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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