L’amore non è un enigma da risolvere, ma un labirinto da abitare. Dire che l’amore è un intreccio di fraintendimenti senza via d’uscita significa sottrarlo definitivamente all’illusione romantica della comprensione reciproca. Non perché gli amanti comunichino male, ma perché ciò che li muove non coincide mai pienamente con ciò che viene detto. In psicoanalisi, l’amore non nasce dall’accordo, ma dallo scarto: tra ciò che si intende e ciò che arriva, tra ciò che si desidera e ciò che si riceve, tra l’immagine dell’altro e la sua irriducibile opacità. Ogni relazione amorosa si struttura su una serie di equivoci fondamentali che non sono incidenti del percorso, ma la sua architettura portante. Pensare di poter “uscire” dal labirinto significherebbe immaginare un amore finalmente trasparente, pacificato, senza resto. Ma un amore così non sarebbe più amore: sarebbe amministrazione affettiva. Freud lo aveva già intuito quando mostrava come l’amore riproduca la logica del sintomo: si ama sempre anche ciò che non si capisce, ciò che disturba, ciò che sfugge. Lacan radicalizza questa intuizione affermando che l’amore non è mai un incontro di due soggetti completi, ma il tentativo — sempre fallimentare — di suturare una mancanza strutturale. Per questo il fraintendimento non è qualcosa da eliminare, ma ciò che tiene in vita il legame. Se tutto fosse chiaro, se tutto fosse detto, se tutto fosse compreso, il desiderio si spegnerebbe. Il labirinto non è un errore di progettazione: è la condizione stessa dell’esperienza amorosa. Jacques-Alain Miller coglie il punto decisivo quando afferma che non esiste una via d’uscita. Non perché l’amore sia una trappola, ma perché non conduce da nessuna parte che non sia il soggetto stesso, con le sue ripetizioni, le sue attese, le sue ferite. Amare significa accettare di perdersi senza garanzia di ritrovarsi uguali, e senza la promessa di una soluzione finale. Ogni tentativo di “mettere ordine” nell’amore — di chiarire tutto, di spiegare tutto, di rendere tutto coerente — è spesso una difesa contro l’angoscia che il legame inevitabilmente produce. Ma l’angoscia non segnala un fallimento: segnala che qualcosa è in gioco. Nel labirinto amoroso non si cerca l’uscita, ma il modo di restare senza mentire a se stessi. E forse l’unica forma di etica possibile nell’amore non è quella della comprensione totale, ma quella della responsabilità verso ciò che non si capisce, né dell’altro, né di sé.

—-

Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

Rispondi

In voga

Scopri di più da SUB ROSA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere