Scrivere di questa lettera significa inoltrarsi nel territorio dove la psicoanalisi incontra il proprio riflesso più perturbante: la letteratura. Freud confessa a Schnitzler una Doppelgängerscheu, un timore del sosia che non è affatto una questione di banale somiglianza caratteriale, ma riguarda la struttura stessa della verità. Per un orecchio lacaniano, questa “evitazione” freudiana risuona come la difesa necessaria davanti a un eccesso di specularità che minaccia di annullare la distanza tra l’Io e l’Altro. Se Schnitzler sa già tutto “per intuizione”, egli occupa il posto di un sapere che non è passato attraverso il travaglio della parola, del transfert o della castrazione simbolica; è un sapere che sembra sorgere direttamente dal Reale. Freud, che ha dovuto “acquistare con faticoso lavoro” ogni centimetro di territorio strappato all’Es, vede nello scrittore viennese un’immagine ideale e al contempo terrorizzante: quella di un soggetto che possiede la chiave dell’inconscio senza aver pagato il prezzo della ricerca. In questo senso, il sosia Schnitzler diventa il piccolo altro (a) che brilla di una luce troppo intensa, un’immagine speculare che non rimanda solo l’identità, ma la possibilità della propria sparizione. La “frammentazione dei sentimenti” che Freud ammira nelle opere di Schnitzler non è altro che la scomposizione del soggetto che la psicoanalisi tenta di mappare, ma che lo scrittore abita con la grazia di chi non ha bisogno di bussole teoriche. Questa dinamica trova la sua massima espressione visiva e simbolica in Eyes Wide Shut, dove Stanley Kubrick traduce il Doppio sogno di Schnitzler in un labirinto di maschere e desideri rimossi. Nel film, come nella clinica, il confine tra la realtà della veglia e la verità del desiderio notturno si dissolve: il protagonista si scontra con la messa in scena del proprio fantasma, proprio come Freud temeva di scontrarsi con il proprio sapere incarnato nella figura di Schnitzler. Evitando l’incontro fisico per anni, Freud preserva la funzione del desiderio: se l’incontro fosse avvenuto, il “sapere” dell’uno avrebbe rischiato di collassare su quello dell’altro, saturando quel vuoto che è invece indispensabile affinché l’indagine sull’oggetto possa continuare. Questa lettera è dunque l’omaggio di un uomo che riconosce nella poesia la struttura di finzione della verità, ma che allo stesso tempo marca il confine invalicabile tra la creazione estetica e l’atto analitico.

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Fonti:

S. Freud -Lettera ad Arthur Schnitzler del 14 maggio 1922. In “Lettere 1873-1939”;

J. Lacan – “Scritti”;

A. Schnitzler – doppio sogno;

S. Kubrick – Eyes Wide shout.

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Dott. Giocondo Vivone

Dott. Matteo Coglianese

Sub Rosa

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