Amare un’altra persona spesso viene dipinto nel suo aspetto più romantico. Nonostante viviamo in un’epoca di disillusioni, ancora oggi, a livello artistico, prevale una visione dell’amore poetica, disincantata e eterea, quasi angelica. Però rimane poi il confronto con l’altro, che non è mai semplice.
Battiato, in una delle sue numerose interviste, sostiene una tesi: amare un altro soggetto, che può o meno amarci, non è facile per niente. Anzi, forse è una delle cose più difficili da fare. È come provare un movimento verso una persona, senza aspettarsi niente indietro. Come direbbe Pascal, è al pari di scommettere a dadi con Dio, fidandoti della sua esistenza. E la sensazione che proviamo tutti, quando ci innamoriamo, è proprio questa. La stessa di sporgersi da un precipizio e fidarsi che funzioni il paracadute.
E d’altronde anche Lacan la pensa allo stesso modo. Amare qualcuno vuol dire dare ciò che non si ha a qualcuno che non lo vuole. Cosa significa tutto ciò? Quando amiamo ci mettiamo in una posizione di vulnerabilità, non solo perchè ci esponiamo all’altro in tutte le nostre piccolezze e difetti, ma anche e soprattutto perché noi all’altro che amiamo non possiamo dare un oggetto specifico. E l’altro non ha da darci nulla in cambio. È l’incontro di due mancanza che decidono di darsi reciprocamente proprio questo: la propria mancanza.
Rappresenta il massimo esempio di come, per l’appunto, l’amore non è solo un modo per riconoscere se stessi in un altro (se fosse solo questo, staremmo parlando probabilmente di una dipendenza illusoria), quanto più di un vero e proprio fronteggiarsi con ciò che a ognuno manca.
Inoltre Lacan era convinto, nella sua elaborazione teorica, che non si potesse mai giungere a una fusione fra due persone che si amano. Non esiste la metà perfetta della mela con cui diventiamo un unico grande frutto. L’amore funziona come una sorta di ponte fra due solitudini che si incontrano, e che della propria mancanza, spesso, non sanno che farne. Ed è un miracolo, come sosterrebbe Battiato: l’amore è la concretizzazione di qualcosa di impossibile. Nell’impossibilità di vedere due esseri che sono fusi fra loro, crea un legame che va oltre qualsiasi formazione perfetta di relazione.
Ed è necessario rimanga questo spazio di impossibilità, e il fronteggiarsi con essi giorno per giorno. Saremmo disillusi se pensassimo che, trovato l’amore della vita, tutto possa filare liscio (ma cosa vuol dire filare liscio?). Non tutto va liscio, ma si trova proprio lì la forza di un amore: in quell’intercapedine di solitudine che riguarda tutti noi, e che in un rapporto, in una relazione, permette di creare nella mancanza.
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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