L.A. Dalla penna di James Ellroy troviamo una citta degli Angeli che apparentemente è sfarzosa, a tratti anche colorata, ma c’è qualcosa al fondo di tutto che comunica qualcosa d’altro. Los Angeles è il sogno consumistico americano, l’immagine perfetta di una città che crea l’illusione di un’immagine appariscente e affascinante, dove la stampa costruisce le narrazioni a suo piacimento, la polizia, le figure della legge, recitano un ruolo più sociale che legiferante, ma che al contempo vive di tutti questi simulacri.
E prendiamo i tre protagonisti. Tre poliziotti, che nel film degli anni novanta sono interpretati magistralmente da Guy Pearce, Russel Crowe e Kevin Spacey, i quali sono in cerca di un proprio ruolo definito. Non tengono conto del proprio desiderio, ma sono la rappresentazione incarnata del desiderio di essere riconosciuta dalla grande macchina Simbolica dell’Altro. Tutti desiderano che a un certo punto un Altro riconosca il loro buon lavoro tramite titoli, soldi, e che possa colmare in qualche modo quella mancanza che percepiscono. Una mancanza che, con il climax violento con il quale procede il film, non viene colmata mai, perché non può esserlo.
Ma c’è di più. Dove troviamo l’Altro in questa narrazione? L’unico organo che dovrebbe rappresentare simbolicamente l’Altro è corrotto fino al midollo. La polizia non assicura la tranquillità, ma è implicata anche essa nel crimine. E se al principio della narrazione tutto ciò sembra essere in qualche modo mascherato dalla facciata glamour della città degli Angeli, dall’altro lato a un certo punto insorge in un Reale traumatico, che si manifesta con omicidi, corruzione, cadute delle maschere.
E uno dei particolari che più colpiscono nel film sono proprio queste maschere che cadono. Vi è un’agenzia, condotta da uno dei magnati della città, che esorta le donne ingaggiate a rifarsi per assomigliare ad attrici famose. E perché questo? Non tanto per confondere o soddisfare le perversioni altrui. Ma perché l’unico modo per sostenere quello sfarzo è proprio fondarlo sull’illusione più totale. Un’illusione in cui la Legge stessa è coinvolta.
E il soggetto in tutto questo dov’è? Dove si perde? Il soggetto stesso è coinvolto in questo processo di mascherificazione. Tutti i nostri protagonisti cercano di costruire la propria maschera immaginaria. Non riescono a sopportare il loro trauma, e di conseguenza si creano qualcosa che possa far reggere loro l’illusione creata dall’Altro. Anche loro stessi sono diventati un’illusione. Ma il soggetto, come riporta Lacan, è sempre diviso. Prima o poi arriva il Reale ad agire sulle loro vite. E questo fa cadere sempre qualsiasi maschera.
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James Ellroy – L.A. Confidential
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Dott. Giocondo Vivone
Dott. Matteo Coglianese

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